- Febbraio 4, 2011
- Posted by: Enrica Esposito
- Categoria: News
Nel cesenate saldi a ritmo ancora lento. A poco più di un mese dall’avvio dei saldi, Confcommercio cesenate traccia il bilancio dell’andamento delle vendite di fine stagione: in base all’indagine condotta dal suo Osservatorio, che ha interessato un centinaio di imprese commerciali del comparto abbigliamento e calzature, emerge un tenore delle vendite in saldo piuttosto contenuto, che ha mantenuto solo in parte le premesse rassicuranti dei primi giorni di sconti.
L’andamento complessivo è comunque discreto, orientato ad una generale stabilità: rispetto allo scorso anno la spesa nei saldi invernali è risultata stabile per la il 41% degli operatori intervistati, aumentata per il 15% e diminuita per il 44%.
”Sull’andamento non particolarmente brillante dei saldi fino ad ora – commenta il direttore della Confcommercio Giorgio Piastra – ha senza dubbio pesato la lieve contrazione dei consumi percepita dalle famiglie tra fine 2010 e inizio 2011. I nostri operatori continuano ad investire con fiducia nello strumento dei saldi, ma hanno dovuto rivedere al ribasso, almeno fino ad ora, le prospettive iniziali. La principale causa della contrazione dei consumi nel periodo dei saldi – va addebitata alla crisi economica (per il 36% degli intervistati).
Elementi ricorrenti tra le motivazioni indicate dal campione sono la concorrenza di altre formule commerciali, in particolare la grande distribuzione e gli outlet, e il cambiamento delle abitudini di consumo (14%)”. Proprio dall’indagine si rilevano alcune interessanti indicazioni rispetto ai comportamenti di consumo degli acquirenti: si conferma la grande attenzione al prezzo da parte della clientela (per il 52% dei commercianti intervistati), accanto alla tendenza a limitare l’acquisto in solamente allo stretto necessario (39% del campione).
“Siamo di fronte ad un processo di acquisto per così dire professionalizzato – prosegue Piastra – basato sempre di più su un’attenta valutazione qualità- prezzo. La crisi ha accelerato questo fenomeno, dato che le famiglie si sono trovate a dover razionalizzare gli acquisti per mantenere, ove possibile, lo stesso stile di vita. In base alla nostra indagine, rispetto allo scorso anno la tipologia di prodotti che ha registrato il maggior incremento delle vendite è costituita dalla fascia di prodotti di marca con prezzo medio (32%) o alto (19%). Gli acquisti si sono concentrati in particolare in prodotti di maglieria e capospalla, specie piumini, a causa probabilmente della stagione fredda. La spesa media pro-capite si attesta sui 94 euro”.