Confcommercio Cesena: famiglie e consumi, peggiora l’indice del disagio sociale

«I dati diffusi da Confcommercio sull’Indice del disagio sociale rappresentano un campanello d’allarme che anche il territorio cesenate non può ignorare. L’indice è un indicatore che misura la condizione di difficoltà economica delle famiglie mettendo in relazione soprattutto l’andamento del mercato del lavoro e quello dei prezzi dei beni e servizi acquistati più frequentemente. Il suo aumento segnala quindi un peggioramento delle condizioni economiche percepite e della capacità delle famiglie di sostenere le spese quotidiane».

A sottolinearlo è Augusto Patrignani, presidente di Confcommercio cesenate, che legge i dati nazionali alla luce della situazione economica del territorio. «L’aumento dell’indice a 11,2, dopo il miglioramento registrato a luglio, ci dice con chiarezza che oggi il problema non è soltanto la quantità di lavoro disponibile, ma soprattutto quanto il reddito delle famiglie riesca a sostenere il costo della vita».

A preoccupare maggiormente è l’inflazione sui beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto, salita al 4,3%. «Sono proprio le spese quotidiane, quelle che ogni famiglia sostiene per alimentari, energia, trasporti e servizi, a determinare la percezione concreta del benessere economico. Quando questi costi aumentano, il primo effetto è una riduzione del potere d’acquisto e, di conseguenza, una maggiore prudenza nelle spese non indispensabili».

Per Patrignani, il fenomeno riguarda direttamente anche il tessuto commerciale cesenate. «Commercio, pubblici esercizi e servizi vivono della capacità di spesa delle famiglie. Se una quota crescente del reddito viene assorbita dalle spese necessarie, inevitabilmente si riduce lo spazio per consumi, tempo libero e acquisti programmati. È un meccanismo che rischia di alimentare una spirale negativa: meno consumi significa minore fatturato per le imprese, maggiore cautela negli investimenti e, nel medio periodo, più difficoltà a sostenere l’occupazione».

Il dato sulla disoccupazione, scesa al 5,7%, conferma invece la sostanziale tenuta del mercato del lavoro. «È un elemento positivo, ma non basta da solo. Avere un’occupazione deve significare anche poter contare su un reddito adeguato».

«Per questo – conclude Patrignani – guardiamo con attenzione all’evoluzione dei prezzi nei prossimi mesi. Le tensioni internazionali e l’energia possono generare nuovi aumenti a cascata. Per il territorio cesenate sarà fondamentale difendere il potere d’acquisto delle famiglie e sostenere le imprese, perché evitare che il caro vita si trasformi in una frenata dei consumi deve essere una priorità».

COME POSSIAMO AIUTARTI?

Contattaci sui nostri canali ufficiali e risolveremo le tue esigenze.