- Novembre 19, 2012
- Posted by: Enrica Esposito
- Categoria: News
Il futuro dei negozi alimentari al dettaglio come attività economiche e presidi sociali nel nostro territorio cesenate e provinciale è solo in parte nelle mani degli imprenditori ma dipende principalmente dalla programmazione commerciale che negli ultimi lustri ha dato il via libera a strutture della grande distribuzione e supermercati, in grado di effettuare un concorrenza letale per i piccoli dettaglianti e di agire sul cambiamento dei comportamenti di consumo, riducendo la qualità delal vita dei clienti. Perché riducendo la qualità della vita? Perché, e cito solo una ragione, il modello classico del rapporto fiduciario col negoziante, dello shopping come attività rilassante e socializzante trova il suo terreno privilegiato nei piccoli negozi di vicinato dove il commerciante è un conoscente, un amico, una persona quasi di casa.
C'è un modello migliore di questo al mondo? Per i negozi alimentari al dettaglio il caso di Cesenatico è emblematico, con la cerniera di sei supermercati sorti attorno al centro e, vicina, anche la grande distribuzione organizzata dell'iper. Non è esattamente il modo di incoraggiare chi opera attorno al gioiello di Cesenatico, il portocanale e il centro.
Si può resistere e come si può resistere, in queste condizioni, a tener aperte le attività e in particolare dentro il centro storico dove un negozio rappresenta anche un valore aggiunto e un biglietto da vista per la città?
Io credo che il negozio di vicinato debba e possa recuperare terreno sulla grande distribuzione e ciò dipende principalmente dalla ricerca del prodotto di qualità e dalla riscoperta del ruolo sociale del piccolo imprenditore e del negozio sotto casa, nell’ambito di un contesto sociale contraddistinto dall’ invecchiamento della popolazione e dalla accresciuta necessità di pasti veloci e pronti: un trend che noi alimentaristi riscontriamo nel nostro territorio. Altri motivi che autorizzano all'ottimismo in tal senso sono il venir meno del differenziale di costo al consumo dei beni acquistati tra grande distribuzione e negozio di prossimità e la riscoperta del valore sociale della bottega per l’ acquirente dell’ultim’ora e per quelle fasce di popolazione che necessitano di fare acquisti, senza recarsi in spazi lontani. Non è un caso che la stessa grande distribuzione cerchi di riparametrare il modo di fare commercio, dando vita ai cosiddetti “supermercati di vicinato” a misura d’uomo inserendoli tra le vetrine degli piccoli commercianti.
Ma i piccoli negozi di vicinato, che non sono reperti del tempo andato ma pilastri del commercio di oggi e strumento di grande coesione sociale, come possono essere sostenuti? Con campagne di sensibilizzazione sul consumatore, definizioni di protocolli ed intese di partenariato con le istituzioni pubbliche, progetti per porre a sistema una rete di piccoli imprenditori commerciali tradizionali utilizzando le nuove tecnologie (face book, internet), così da dar vita al sistema della “piccola distribuzione organizzata”; ma anche con la deburocratizzazione del sistema di contatto tra microimpresa e pubblica amministrazione. E soprattutto con una programmazione commerciale che valorizzi le aree vocate e i centri storici, da Cesena a Cesenatico, dal Rubicone alla Valle Savio, in tutto il nostro comprensorio…
Servono in questo senso una maggior sensibilità da parte degli amministratori che alimenti nei fatti la crescita con politiche su commercio, traffico e viabilità che non depotenzino i piccoli commercianti e i centri storici, ma al contrario li rafforzino.
Giancarlo Andrini,
presidente Fida cesenate