- Novembre 20, 2012
- Posted by: Enrica Esposito
- Categoria: News
I segnali preoccupanti e le sensazioni pessimistiche di inizio stagione hanno purtroppo trovato conferma, e così a estate conclusa i dati statistici negativi sul movimento turistico provinciale, convalidano le previsioni allarmanti che già dalla primavera aleggiavano tra i nostri operatori turistici.
Risultati ufficiali ed ufficiosi riportano il segno meno su tutti i fronti: arrivi e presenze, italiani e stranieri, bassa ed alta stagione. Ed in attesa che vengano pubblicati quelli di agosto e settembre non ancora disponibili al momento di andare in stampa (a proposito possibile che nell'era della statistica telematica, a fine ottobre siano disponibili solamente i dati fino al mese di luglio?), il bilancio non può che essere negativo.
Ma al di là dei dati statistici, il fattore reale col quale confrontarci a fine stagione e che deve essere preso in esame come principale elemento di analisi, è il risultato economico delle imprese. Se per riempire l'albergo si ricorre da una parte ad implementare offerte e servizi alla clientela (servizi di spiaggia inclusi, bevande gratuite ai pasti, gratuità per ragazzi fino quasi alla maggiore età) e dall'altra ad abbassare continuamente il prezzo fino a svendere il proprio prodotto, a stagione finita, quando si tirano le somme dovendo fare i conti con costi che continuano e a lievitare (personale, affitti, utenze, adempimenti burocratici, manutenzioni), il bilancio delle aziende molto difficilmente potrà risultare soddisfacente. Il problema si amplifica soprattutto per coloro che non detengono la proprietà della struttura e si trovano a dover far fronte, in aggiunta al resto, ad impegnativi canoni di affitto difficili da rispettare. E già in questi mesi autunnali a riprova di ciò, assistiamo a tutta una serie di rinunce alle gestioni e ad un proliferare di locali sfitti ed attività da affittare (alberghi, pubblici esercizi, negozi). Eppure in questo scenario negativo, tra i nostri associati abbiamo registrato anche segnali positivi, soprattutto per quelle imprese turistico-ricettive che hanno saputo riqualificare investendo sulla struttura, sui servizi.
Tra i i fattori che hanno contribuito a rendere negativa questa stagione 2012, prima tra tutte la crisi economica che ha notevolmente ridotto le possibilità di consumo delle famiglie italiane e straniere (da indagine Federalberghi 6 italiani su 10 hanno rinunciato alle vacanze estive restandosene a casa) ma anche il terremoto che ha colpito in Emilia nostro bacino d'utenza. Vanno aggiunte le criticità infrastruttural in (in primis collegamenti viari, aeroportuali e ferroviari).
Il nostro modello turistico, che ha fatto la fortuna della nostra riviera e per molti aspetti sicuramente ancora competitivo, considerato nell'attuale mercato turistico e con i maggiori competitor, ha bisogno di essere rivisto ed aggiornato.
La crisi dell'estate 2012 dovrà servire per avviare una stagione di riflessione e confronto, in cui enti pubblici e operatori privati saranno chiamati a produrre nuove idee e mettere in atto più efficaci azioni di promozione turistica.